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Triora, le streghe e il processo del 1587

Triora, paese dell’alta Valle Argentina, cavalca da secoli la suggestiva nomea di “Borgo delle streghe”. La storia affonda le radici nell’anno 1587, quando i discepoli di Torquemada iniziarono la loro leggendaria inquisizione. Durante una seduta straordinaria del Parlamento, alcune donne, solite riunirsi alla Cabotina di Triora (“località orrida e deserta” raccontano le cronache dell’epoca), vennero arbitrariamente accusate di essere responsabili di una perdurante carestia. Per scovarle si stanziarono addirittura 500 scudi.

Venti donne vennero imprigionate e, dopo un processo sommario, tredici di esse, quattro ragazze e un fanciullo, furono dichiarati colpevoli. Una delle streghe arrestate, l’ultrasessantenne Isotta Stella, non resse alle torture, mentre un’altra donna, in preda al terrore, si gettò dalla finestra della stanza nella quale era rinchiusa, morendo a seguito delle ferite riportate. A seguire sei condanne a morte furono emesse, per poi essere tramutate in pene detentive nelle carceri genovesi, in attesa dei processi definitivi. Intervenne infine il Santo Ufficio di Roma, che giunse ad emettere ventuno sentenze. L’unico uomo inquisito, Biagio Verrando Cagna, fu condannato ad abiurare a Triora. Le diciannove donne inquisite furono sottoposte a penitenze salutari o ad abiurare pubblicamente a Triora.

A Triora, nel 1960, grazie all’impegno di Padre Francesco Ferraironi fu costituito il Museo della Stregoneria, che vanta moltissimi visitatori ogni anno.

[Marco Scolesi]

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